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LA STATUA DELLA CONTADINA

Del maestro Piero LEDDI

Leddi opereRetorbido la contadina di Piero LeddiRetorbido la contadina di Piero LeddiRetorbido la contadina di Piero Leddi

LA STATUA della CONTADINA del maestro Piero Leddi, inaugurata nel 2013, raffigura la Marcolfa, una forte e tenace contadina moglie dell'astuto Bertoldo e madre dello scellerato Bertoldino.

L' opera, situata al centro di Piazza Roma è un omaggio del Leddi al gran maestro Giuseppe Pelizza da Volpedo autore dell'iconico "Il quarto Stato".

 

Un tuffo nella Storia

Marcolfa è la moglie di Bertoldo, madre di Bertoldino e nonna di Cacasenno. Donna di grande saggezza, è protagonista dei racconti di Giulio Cesare Croce Le sottilissime astutie di Bertoldo e Le piacevoli et ridicolose simplicità di Bertoldino raccolti nel 1620 nel volume Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno, con l'aggiunta dell'ulteriore seguito, Novella di Cacasenno, figliuolo del semplice Bertoldino, scritto da Adriano Banchieri. Le vicende ebbero poi diverse trasposizioni cinematografiche; nella più celebre, Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno diretto da Mario Monicelli nel 1984, i panni di Marcolfa erano vestiti da Annabella Schiavone.

Marcolfa nelle novelle impersona non solo la moglie di Bertoldo, ma anche la sua astuta complice nei loro imbrogli ai danni del popolo sciocco e soprattutto dell'ingenuo Re Alboino. Tuttavia spesso si danna per le sciocchezze e per la totale inettitudine del figlio Bertoldino, purtroppo non furbo e agile come il padre e spesso è costretta a prenderlo a legnate. Infatti, dopo la morte di Bertoldo causata senza volerlo da Re Alboino che lo integrò a corte, intimandolo così a dimenticare la sua vita da mangiapatate e zappaterra, Marcolfa si dedica molto all'educazione del figlio Bertoldino nell'arte dell'inganno e dell'imbroglio, non riuscendoci pienamente. Spesso Marcolfa lo porta anche a corte di Alboino ed insieme riescono ad ottenere un grande podere, ma la stupidità di Bertoldino porterà sempre la famiglia a cacciarsi in difficili situazioni. Marcolfa sarà riappagata solo quando riesce a sottrarre una notevole somma di denaro con l'inganno a re Alboino per pagare le cure del figlio, ferito da un potente calcio del suo mulo.

 

Se vuoi approfondire

I protagonisti della storia

L' Autore

PIERO LEDDI

È nato a San Sebastiano Curone (AL), nel 1930. Dal padre falegname e da altri parenti artigiani ha appreso le tecniche di lavorazione dei materiali, mentre il rapporto con la terra e l’esperienza della cascina sono legati alla famiglia materna, di agricoltori. Nel dopoguerra si trasferisce a Tortona. Per l’accostamento alla pittura, determinante è il confronto con il pittore tortonese Mario Patri, nella seconda metà degli anni Quaranta.

A Milano si stabilisce nel 1951 e per vari anni si dedica all’attività di grafico pubblicitario, sperimen­tando contemporaneamente i propri mezzi espressivi ed entrando in contatto con artisti coetanei nell’am­biente di Brera.Nel 1958 tiene a Tortona la prima personale, cui ne seguono fino ad oggi oltre ottanta. Circa centotrenta le collettive nelle quali si registra la sua partecipa­zione. Al centro della sua pittura si pone sin dall’inizio l’incontro con la città: interni di auto, discussioni degli intellettuali, famiglie nella quotidianità della vita urbana. Accanto a questo tema, parallelo e ricorrente, il ripensamento del mondo agricolo arcaico e della sua fine. Figura simbolo ditale mutazione irreversibile diventa nella sua pittura Fausto Coppi, eroe di un’epopea contadina, protagonista di numerose opere, esposte tra l’altro in una mostra alla Galleria La Nuova Pesa di Roma nel 1966.

Alla fine degli anni Sessanta, l’avvio di un’ampia ricerca sulle strutture delle Teste segua l’accpiisizione di nuovi strumenti formali, mentre nel corso degli anni Settanta il confronto con la grande tradizione lombarda arricchisce la pittura di Leddi di spunti allegorici e metaforici, che si rintraeciano nei quadri legati al motivo della peste. Ad essi si affiancano raffigurazioni di esodi, come Il Carro di Milano (1973-74), o lavori dedicati all’argomento della festa, sino alla Festa sul Ticino (1978). Nella fase successiva, i paesaggi urbani ricorrono nelle opere che hanno per oggetto il parco Sempione. La riconsiderazione del rapporto col passato si traduce invece in un vasto ciclo sulla Rivoluzione francese, esposto nel 1989 al Castello Sforzesco di Milano in occasione del bicen­tenario.

Negli anni recenti, accanto al mai interrotto interesse per la città, che si esprime nella mostra dedicata a Milano allestita al Museo della Permanente nel 1995, si segnala una ripresa sistematica e appro­fondita del tema del corpo, che vede l’artista impegnato nel tentativo di rappresentare in modi sempre diversi l’anatomia umana, l’interno-esterno, il rapporto uomo­natura in tutte le chiavi possibili, tragiche e sentimentali.

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